La «Vecchia Milano» che resiste: i cittadini difendono la Sala Venezia

Esistono poche cose a questo mondo in grado di rievocare gli anni del boom economico con reale immediatezza: certe pettinature cotonate che fanno capolino ogni tanto dai vecchi film, le insegne della Milano di un tempo nei loro tratti corsivi e pieni di grazie, le tovaglie a quadri, le balere. Forse perché quasi ovunque soppiantate da discoteche o locali più in linea con i tempi, le pochissime sale da ballo ancora in attività nel nord Italia danno quasi sempre l’idea di luoghi cristallizzati nel tempo e nello spazio, apparentemente insensibili ad ogni rivoluzione di design.

Il richiamo agli anni ’60 e a quella che è stata a volte definita Vecchia Milano non è solo una mia suggestione. Al tal proposito chiamo in causa Micol Arianna Beltramini, autrice di una delle guide più celebri e amate della città: 101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita, bestseller seguito da I 101 luoghi più romantici di Milano e dal nient’affatto polemico Perché Milano è meglio di Roma (se ci devi vivere). Da notare che Beltramini, come ogni milanese che si rispetti, non è milanese.

Tra i consigli dispensati nella sua guida, a pagina 54 si decanta la possibilità di «regalarsi, spendendo pochissimo, una pausa pranzo “Vecchia Milano”». Una Vecchia Milano tratteggiata poche righe dopo con toni elegiaci:

«Chi vive in città da più di cinquant’anni ha qualcosa negli occhi quando ne parla che ti fa desiderare di essere nato una ventina di anni prima almeno. Tanto così, per dire di averla vissuta. Quella Vecchia Milano. Qualche scampolo ne resta, però. Bar tabacchi, bocciofile, balere. Osterie e trattorie, soprattutto.

Le riconosci subito: pareti sul giallino con appese le inspiegabilità più varie, sedie tutte diverse, tavoloni di legno o da mensa, tovaglie a quadrettoni o tovaglie di carta, pergolato in giardino (se c’è) e altri optional svariati, dal calcetto al flipper d’epoca, dal juke-box con le canzoni di Mina e Tenco al cartello di latta coi gelati della Algida.»

Seppur la Sala Venezia non venga citata da Beltramini tra i baluardi della Vecchia Milano, è indiscutibile che faccia parte anch’essa di quell’immaginario nostalgico e lontano a cui molti milanesi sono profondamente affezionati, tanto da essersi battuti per impedirne una chiusura che sembrava ormai cosa fatta.

Il Circolo Combattenti e Reduci di via Cadamosto, infatti, aveva ricevuto lo sfratto l’8 Aprile scorso dall’Agenzia del Demanio, intenzionata a mettere a disposizione gli spazi della sala al Commissariato Città Studi.

All’avviso di sfratto il titolare Antonio Di Furia ha replicato con una petizione su Change.org che ad oggi, anche grazie alla campagna social #salviamolasalavenezia, ha raccolto oltre 17.000 firme e mobilitato persino alcune voci note del mondo dello spettacolo, come Maurizio Cattelan, Carlo Cracco, Arisa, Victoria Cabello e Barbara D’Urso. Uno sforzo collettivo che nasce evidentemente dalla necessità di difendere non solo un semplice luogo di aggregazione per il quartiere, ma anche il simbolo di una città che va scomparendo: tolta la Balera dell’Ortica, gestita dallo stesso Antonio Di Furia, la Sala Venezia è infatti una delle pochissime balere “autentiche” rimaste a Milano.

La mobilitazione dei cittadini è riuscita per ora a regalare alla Sala Venezia un altro anno di vita: dopo le iniziali rassicurazioni del sindaco Beppe Sala, che con un post su Instagram si era dichiarato intenzionato a trovare una soluzione, il vertice tra il prefetto Renato Saccone, il questore Giuseppe Petronzi e la vicesindaco Anna Scavuzzo ha portato alla sospensione dello sfratto per i prossimi 12 mesi, durante i quali gli spazi della Sala resteranno in gestione al titolare attuale in attesa di un provvedimento più duraturo.

La Sala è davvero salva come sembra? Se sì, lo scopriremo con certezza tra un anno, allo scadere della proroga concessa. Quel che possiamo fare intanto è impedire che questa storia finisca annegata nel calderone delle mobilitazioni presto dimenticate, continuare a tenerci informati sugli sviluppi e soprattutto firmare la petizione, disponibile qui: https://www.change.org/p/demanio-dello-stato-salviamo-sala-venezia.

Alessandra Sorvillo

Aspetta! Iscriviti alla nostra Newsletter per non perderti neanche una novità.

REGISTRATI