Di cosa parliamo quando parliamo di salute mentale (e dove rivolgersi nel nostro quartiere)

Per quanto sia destino di ogni grande tematica subire stravolgimenti nel modo in cui la raccontiamo, trovo che quella della salute mentale abbia avuto un percorso narrativo più travagliato degli altri. Mentre da un lato pare terminata (un po’ a stento) l’era dello stigma e del giudizio, durante la quale fare i conti con i propri disturbi circondati dal biasimo era consuetudine, dall’altro sembra definirsi all’orizzonte una nuova fase, quella della confusione. Un’era, cioè, in cui valutiamo fenomeni come la depressione o l’ansia con un misto di scetticismo, timore reverenziale e talvolta persino con una strana fascinazione: i nostri personaggi televisivi e cinematografici preferiti sono spesso depressi, sociopatici, ossessivo-compulsivi o addirittura sadici. I misteri della mente umana ci spaventano, è vero, ma al tempo stesso ci ammaliano, perché, per quanto ci costi ammetterlo, fatichiamo a trovare intrigante la normalità.

In quest’era contraddittoria, in cui i contenuti divulgativi sul tema proliferano come mai prima d’ora ma ancora in molti si vergognano di ammettere le proprie difficoltà o vengono giudicati  proprio in virtù di queste, sembra sempre più complicato trovare il punto di equilibrio tra l’accettazione della sofferenza psichica e la tendenza a clinicizzare qualsiasi stato d’animo fuori dall’ordinario.

Ho cercato di fare chiarezza su questi ed altri punti con la dottoressa Sofia Gallarati, coordinatricedell’Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus e con il dottor Simone Maschietto, cofondatore e direttore del Centro Clinico SPP, a cui ho rivolto qualche domanda.

È possibile distinguere una fase di stress “momentaneo” da una patologia vera e propria?

Drssa Gallarati: «Al giorno d’oggi, non è così infrequente sentirsi sotto stress: viviamo in un’epoca “sotto pressione” caratterizzata da una iper-stimolazione di immagini, connessioni, fretta, consumo e frenesia del fare.  Tuttavia, se i fattori stressanti perdurano nel tempo esauriscono le risorse dell’individuo, che risente di un’eccessiva pressione ambientale, eccedente rispetto alle sue capacità di adattarsi e di rispondervi, e intaccano la vita della persona, interferendo con il relativo funzionamento sociale, professionale e relazionale: in tal caso è necessario un parere psicologico professionale.

In età evolutiva è bene porre attenzione alle diverse modalità attraverso cui bambini e ragazzi possono esprimere il disagio: fenomeni psicosomatici, disturbi del sonno o dell’evacuazione, disordini alimentari, difficoltà scolastiche, etc. sono indici di un’eccessiva fatica che ingombra. Anche l’utilizzo smodato degli oggetti tecnologici di un figlio adolescente  può veicolare un’esigenza del giovane di estraniarsi da una realtà, da un ambiente pressante e che pretende troppo.»

Dr Maschietto: «Fondamentale è la capacità di fare diagnosi attraverso l’orientamento psicoanalitico: se si individua una buona struttura psichica di base, quindi una buona salute mentale, la situazione di stress si rivela come momentanea, parimenti se la struttura mentale è su un registro gravemente nevrotico o di disturbi di personalità o psicotici, il sovraccarico fisico mentale deriva da situazioni iperconflittuali e traumatiche. A seconda della diagnosi lo psicoanalista è in grado di capire se lo stress deriva da un evento traumatico riferibile alla vita attuale del paziente oppure deriva da situazioni pregresse (infanzia e adolescenza) che comporteranno particolari e specifiche organizzazione psicopatologiche

Esistono strategie attuabili nel quotidiano per “resistere” ad una fase di stress psicologico straordinariamente lunga qual è la pandemia?

Drssa Gallarati: «Non è possibile generalizzare: è bene che  ogni persona trovi dentro di sé  risorse e strategie per poter fare i conti con un reale così traumatico come il Covid-19 e, nel contempo, creare soluzioni atte a proteggere la qualità della propria vita e ad adattarsi alle norme da rispettare, necessarie durante una pandemia. Sicuramente i bambini hanno più bisogno di un “interprete” in grado sia di tradurre loro ciò che accade sia di promuovere conforto e speranza, ad esempio spiegando loro l’importanza delle norme igieniche per ridurre i contagi e quindi non ammalarsi. Questo è sicuramente un mezzo per sollecitare i bambini a sentirsi più coinvolti, parte attiva e utile nella lotta al virus, e per responsabilizzarli.»

Dr Maschietto: «Situazioni come la pandemia, ridimensionando l’onnipotenza dell’essere umano, dovrebbero stimolare la riflessione sui veri valori della vita; un tema molto sentito dagli psicoanalisti è il ruolo dei legami affettivi e il ruolo di sapere dialogare in profondità con sé stessi e gli altri. Il legame affettivo dovrebbe essere interiorizzato, per cui anche se le persone che si amano non sono presenti concretamente dovrebbero essere presenti dentro di sé. Quindi con la mente si può rimanere in compagnia delle persone amate anche se non sono presenti. L’inconscio ha molte risorse, quindi accedere ad un’attività rappresentazionale profonda (per esempio attraverso i sogni) come ricerca di significati può aiutare l’essere umano a tollerare periodi di solitudine e isolamento. A tale proposito rimando alla lettura del mio libro – Solitudini Condivise – edito da Franco Angeli 2020.»

Come è cambiata l’utenza dei centri psicoterapici durante la pandemia? C’è stato un aumento generalizzato delle richieste di aiuto? Alcune patologie sono diventate più frequenti di altre?

Drssa Gallarati: «L’Osservatorio Pollicino ha visto un aumento di richieste di aiuto al Numero Verde dell’Associazione, sia da parte dei genitori – rispetto ai bambini – sia degli adolescenti. Un dato preoccupante riguarda l’incremento e/o l’aggravarsi dei disturbi del comportamento alimentare: sia restrittivi sia iperfagici e, nei più piccoli, un aumento di quadri di selettività e rifiuto del cibo. Abbiamo osservato un acuirsi dei fenomeni legati al corpo: disturbi del sonno, tic, e, nei bambini, la ricomparsa di enuresi notturna o piccole regressioni – come rifugiarsi nel lettone o la richiesta di maggior contatto affettivo. Di contro, abbiamo registrato anche un aumento e/o un aggravarsi di comportamenti oppositivi e di protesta da parte degli adolescenti.»

Dr Maschietto: «Perdendo le loro certezze quotidiane, le persone hanno sentito la necessità di un dialogo con uno specialista dell’ascolto come lo psicoanalista. Nonostante l’aumento di una sintomatologia prevalentemente ansiosa-depressiva sono ritornate in auge appunto le domande di senso che caratterizzano la dimensione esistenziale dell’essere umano. Presso il Servizio di psicoterapia psicoanalitica SPP le domande di aiuto hanno riguardato persone soprattutto di età 30/45 anni. L’ombra della morte ha scatenato non solo angoscia e paura, ma voglia di non buttare via la propria vita e cercare di dare forza ad una maggiore spinta individuativa: “via il superfluo e andiamo all’essenziale perché poi si muore”. La grande rimossa, cioè la morte, con la pandemia è davanti agli occhi di tutti.»

Se hai bisogno di aiuto per te, un tuo parente o un tuo amico, questi sono i centri di psicoterapia in zona Porta Venezia a cui puoi rivolgerti:

Centro Clinico SPP – Scuola di psicoterapia; specializzato in tematiche relative all’adulto

Via Pergolesi 27 – https://www.centroclinicospp.it/

Associazione Pollicino e Centro Crisi Genitori Onlus; specializzata nel trattamento dei disturbi alimentari nei bambini e negli adolescenti

Via Amedeo D’Aosta 6 – http://www.pollicinoonlus.it

Centro Pantarei – Formazione e consulenza per l’individuo e i sistemi umani; specializzato in terapie per coppie e famiglie

Via Omboni 7 –  https://www.centropantarei.it/

Minotauro – Istituto di analisi dei codici affettivi; specializzato in tematiche relative agli adolescenti

Via Omboni 4 – https://minotauro.it/

Alessandra Sorvillo

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