La via del Giappone passa da Porta Venezia

Quando il Giappone è arrivato a Milano, non poteva che entrare da Porta Venezia. Qui infatti sono arrivati più di quarant’anni fa due grandi chef giapponesi che con coraggio hanno inaugurato i primi ristoranti nipponici in città, meta essenziale ancora oggi per chi vuole sfuggire all’omologazione degli all you can eat.

Tomoyoshi Endo

Il primo è stato Tomoyoshi Endo che negli anni sessanta ha aperto il suo locale in via Vittor Pisani, a pochi passi dalla Stazione Centrale. La posizione già allora era strategica perché, oltre a sembrare un angolo di Tokyo a Milano, i suoi clienti erano inizialmente solo ricchi imprenditori del Sol Levante alla ricerca di sapori familiari durante i loro viaggi di lavoro. Ancora oggi il locale non è visibile su strada, bisogna entrare in una galleria e riconoscere il tipico noren a segnalare l’ingresso. Dietro al bancone del pesce troverete ancora Kato Shozo, che dal 1980 ha rilevato il locale insieme con la moglie. E probabilmente di fianco a voi ci saranno ancora eleganti uomini d’affari giapponesi, con la valigia pronta per Malpensa. Forse faticherete un po’ con il menù in lingua ed il personale che non parla italiano fluente, ma questo vi metterà al riparo da ogni folklorismo. E se siete particolarmente audaci vi consigliamo di provare la pregiatissima carne di manzo wagyu (bovino giapponese) dal sapore unico.

Poporoya

Il secondo pioniere è stato il mitico Minoru Hirazawa, titolare di Poporoya, che da poco ha festeggiato i quarant’anni di attività. Tutti però lo conoscono come Shiro, soprannome che si dice derivi dall’aver consegnato un compito in bianco (shiro) ai tempi della scuola. Poporoya è stato il primo sushi bar della città, inizialmente concepito come una sorta di rosticceria nipponica (chiedete a Maurizio del Bar Basso di raccontarvi lo stupore con cui fu accolto in via Eustachi!). Oggi conserva questa attitudine, al contrario del più tradizionale ristorante aperto di fronte. Non è possibile prenotare, la cucina chiude presto e c’è un piccolo mini market all’interno. Quando si arriva si deve ordinare all’ingresso e lasciare il proprio nome; nonostante la fila perenne e i pochissimi posti disponibili, incredibilmente dopo poco minuti sentirete il personale urlare il vostro cognome (come non vi succedeva dalle medie) e troverete in tavola il vostro ottimo piatto. Dovrete consumarlo in fretta e allo stretto, ma ne varrà la pena.

Sol Levante

Se invece amate lo stile più sofisticato e, soprattutto, siete così organizzati da prenotare per tempo, vi consigliamo una visita nel raffinatissimo Sol Levante, il sushi bar di via Lambro. Sulla piccola vetrina campeggia una parola enorme: washoku. Patrimonio immateriale dell’UNESCO, questo termine contiene tutto ciò che concerne il concetto di armonia del cibo, dal rispetto della tradizione all’eco-sostenibilità, dal benessere psicofisico al valore culturale. E troverete tutto questo nei piatti dello chef Masashi Suzuki e nell’accoglienza in sala dell’elegantissima Hemmi Hikari. Il piccolo locale è perfetto per una cena intima e per chi è aperto alle sperimentazioni: consigliamo infatti di affidarsi al menù degustazione e di assecondare quanto possibile i consigli della signora Hikari.

Kanpai

E se volete proseguire il vostro viaggio nel Giappone contemporaneo, a pochi passi, in via Melzo, potrete sperimentare i cocktail d’ispirazione orientale e la selezione di sakè di Kanpai. Aperto fino a tardi, si definisce un Izakaya, tipico locale informale dove bere sakè accompagnato da piatti tradizionali rivisitati in chiave contemporanea. Ma qui troverete anche whisky, gin giapponesi, vini naturali e soprattutto una grande attenzione al design e all’arte contemporanea anche grazie all’opera dell’artista Gaudio.

Saketeka Go

Chi ama il sakè non può però non dedicare una visita anche a Sateka Go in viale Piave, uno dei primi sake bar in città. Qui è possibile degustare una vasta selezione di sakè, shochu (distillato di patate) e umeshu (tipico liquore a base di prugne), accompagnando il tutto da piatti tradizionali. Il clima è informale, si mescolano giovani giapponesi e giovani italiani. Per questo forse c’è anche un’interessante selezione di vini italiani, perfetti per celebrare quest’incontro.

Shimokita

E sulla scia della contaminazione, non possiamo non segnalare Shimokita in via Archimede. Lontanissimo dalle atmosfere zen ed essenziali a cui siamo abituati, questo locale nel nome richiama un giovane quartiere edochiano di cui riporta lo stile pop e caotico. Perfetto per un aperitivo, lo Shimokita ripropone il cosmopolitismo in chiave orientale. Dai cocktail alle tapas, gli ingredienti sono global e gli abbinamenti azzardati. Nulla di più postcontemporaneo.

Yamato Shop

Per arrivarci adeguatamente preparati, vi consigliamo però di non mancare la tappa a Yamato Shop, da decenni il tempio a Milano per gli amanti di manga e anime. Gadget, fumetti, modellismo e tutto ciò concerne il mondo dell’animazione, questo negozio in via Tadino è il luogo fisico della società Yamato, prima in Italia ad occuparsi di anime giapponesi. Anche se non siete esperti in materia, la nostalgia prenderà il sopravvento tra cimeli di Sailor Moon e cartonati dell’Uomo Tigre.

Oriental

A questo punto potrete lenire la vostra voglia di Giappone raggiungendo il vicino Oriental, un concept store aperto da poco in via San Gregorio. Qui troverete una vastissima scelta di prodotti alimentari, bellissimi e introvabili utensili e una piccola area per il ristoro. Il personale, gentilissimo, vi aiuterà a destreggiarvi tra le molte varianti di alghe Kombu e wasabi. E dovete essere davvero sfortunati per non trovare qualche assaggio, sempre disponibile sul bancone.

Infine, per chi è così conquistato dal Giappone da voler dare un tocco orientale alla propria casa, consigliamo una visita da Urushi. La tipicità di questo store è l’ultizzo di una pregiata vernice (urushi, appunto) ricavata dalla resina naturale. Deposta su mobili e suppellettili, la tradizione giapponese dice che emani armonia e serenità. Tutta la fabbricazione però è ispirata a principi del benessere: non ci sono giunture metalliche che potrebbero emanare campi magnetici e i legni sono trattati con olii agrumati. Basterà per mettersi al riparo dal caos cittadino? Forse no, ma vi verrà una gran voglia di riordinare casa con Marie Kondo.

Michaela Molinari

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