The Rainbow Playlist

Inizia oggi la settimana del Milano Pride 2018 e anche quest’anno la manifestazione per l’orgoglio LGBT vedrà il quartiere di Porta Venezia come punto d’approdo della parata del 30 giugno e nodo focale di tutta la Pride Week.

Dato il forte impatto avuto sulla società fin dagli esordi, il movimento per la libertà sessuale ha presto influenzato in maniera forte il mondo della cultura, in particolare quella musicale. Anzi, spesso svariati artisti e canzoni hanno acquisito o aumentato la propria fama grazie al fatto di essere entrati a far parte dell'”iconografia” della comunità LGBT, basti pensare a YMCA dei Village People o al compianto Freddie Mercury. Tuttavia, al di là di questi veri e propri simboli diventati ormai nazionalpopolari, il mondo delle sette note è ricco di riferimenti più o meno espliciti e più o meno noti all’universo LGBT. Siccome però immagino che abbiate anche altro da fare da qui al giorno della parata, questa Rainbow playlist sarà composta da un numero limitato di canzoni: sette, per la precisione, proprio come i colori dell’arcobaleno.

Rosso – Grace Kelly, Mika

Il rosso è il primo colore dell’arcobaleno ed è forse quello che più ci ricorda l’ideale di amore universale che il movimento LGBT porta con sé. Per questo ci immaginiamo che Mika abbia scritto questo brano pensando solo ad amare e accettare se stesso, senza piegarsi alle imposizioni di chi voleva che si cucisse addosso un’immagine diversa dalla propria. D’altra parte, perché impazzire per cercare di essere chiunque gli altri vogliano che tu sia? “Why don’t you like me? Why don’t you walk out the door!?”

Arancione – Born This Way, Lady Gaga

Andiamo avanti con un’altra canzone conosciuta e ballata in tutto il mondo che non può non contagiare fin da subito con il suo ritmo serrato. Al di là della sua orecchiabilità, comunque, non tutti forse sono a conoscenza del messaggio positivo che il testo vuole diffondere. Born This Way è infatti un brano carico di ottimismo, proprio come il colore cui abbiamo voluto abbinarlo, tanto da aprirsi con Lady Gaga che ricorda come la madre da piccola le dicesse che siamo tutti nati superstar. Insomma, un inno ad amarsi per come si è nati, senza alcun pregiudizio verso di sé dovuto alle origini o, ancora di più, all’orientamento sessuale, cantato a squarciagola da un’artista carismatica, oltre che dichiaratamente bisessuale.

Giallo – Take Your Mama, Scissor Sisters

Se invece c’è un gruppo sul cui messaggio non ci sono dubbi, quelli sono i Scissor Sisters (d’altra parte il loro stesso nome rimanda subito all’universo LGBT). Anzi, diciamo pure che la pop band di New York non cerca affatto di nascondersi, ma al contrario prova a immaginare e descrivere in maniera quasi spensierata la possibilità che un ragazzo gay, dopo essere stato costretto dalla società a nascondere il suo orientamento sessuale per tutta la giovinezza, decida di portare una sera sua madre con sé per farle vedere i locali gay che frequenta: converrete con noi che si tratta di una situazione insolita, ma sicuramente divertente! Ai Scissor Sisters va quindi il premio per la creatività e la spensieratezza, caratteristiche di cui il giallo è il colore simbolo.

Verde – A Little Respect, Erasure

Con questo brano facciamo invece un piccolo salto indietro nel tempo e torniamo agli anni ’80, periodo in cui ha iniziato davvero a muoversi qualcosa per quanto riguarda l’affermazione dei diritti LGBT. E proprio in questo contesto Andy Bell si distinse per essere uno dei primi artisti della scena pop a dichiarare apertamente la propria omosessualità, cosa che poi fece in modo che A Little Respect del duo synthpop Erasure (composto proprio da Bell e dall’ex Depeche Mode Vince Clark) entrasse nel novero degli inni della comunità gay. La canzone è in realtà la richiesta di rispetto da parte di un innamorato nei confronti della persona amata, ma a noi piace leggerla come un inno alla speranza che tutti, indipendentemente da chi amano, godano dello stesso rispetto da parte di tutti quanti. Quindi quale colore migliore del verde per la speranza?

Blu – Fuck You, Lily Allen

Da questo momento in poi passiamo ai colori più scuri dell’arcobaleno e quindi anche a sensazioni ed emozioni meno vitali, ma non per questo meno importanti. Se infatti di importanza vogliamo parlare, la canzone di Lily Allen non è seconda a nessuna delle altre della playlist. Come potrebbe essere altrimenti parlando di un brano che invita, in maniera tranquilla ma decisa, tutti coloro che professano idee omofobe ad andare a quel Paese? In questa canzone del 2009 Lily Allen infatti non ci pensa su due volte: prende tutti quelli che hanno la “mente piccola” e “un buco al posto dell’anima” e con tutta calma (di cui il blu è il colore simbolo) li manda a… be’, ci siamo capiti.

Indaco – Elton’s Song, Elton John

Al penultimo posto (ma solo in scala cromatica, non certo di bellezza musicale) della playlist troviamo un mostro sacro della musica contemporanea, Sir Elton John. Il cantante e pianista britannico ha fatto coming out tantissimi anni fa e la cosa, complice anche la sua carriera costellata di successi, l’ha portato ad essere una delle icone del mondo LGBT. In questo pezzo, quindi, Elton John utilizza la dolcezza della sua voce e del suo tocco del piano per trasporre in musica le amare riflessioni di un uomo che prova un sentimento d’amore impossibile da soddisfare perché non corrisposto. L’indaco quindi, tinta legata al crepuscolo e all’introspezione, non può che essere il colore più adatto per dare una sfumatura visiva all’emozione di un uomo innamorato ma inevitabilmente solo, come il protagonista del pezzo. Da notare però il fatto che in realtà il testo non sia stato scritto dallo stesso John, bensì dal collega Tom Robinson, uno che invece non le mandava certo a dire (ascoltare Glad to Be Gay per credere).

Violetto – Born a Girl, Manic Street Preachers

L’ultimo colore dell’arcobaleno, il violetto, è anche quello che ci lascia forse le sensazioni più sgradevoli addosso, perché si ricollega alla fragilità e alla sensibilità dell’animo umano; tuttavia, se è vero che le ombre sono necessarie per godere della luce, allora dobbiamo fare i conti anche con il nostro lato debole, così come i Manic Street Preachers fanno in questa loro canzone del 1998. Born a Girl è infatti una ballata dal ritmo molto lento, quasi parlato, che affronta nella maniera più cruda possibile il tema dell’identità di genere: in particolare, nel ritornello il protagonista del brano afferma il suo enorme desiderio di essere donna “invece che questo disastro di uomo”. In sostanza un brano che si fa portatore, da un lato, del pensiero di tantissime persone che si sentono intrappolate in un corpo che non sentono proprio e, dall’altro, della sensibilità di un gruppo come i Manic Street Preachers, da sempre attento alle tematiche dell’identità di genere (come testimonia anche il look “androgino” adottato dalla band nei primi anni di carriera).

Siamo così giunti al termine del nostro “arcobaleno musicale” per il Pride 2018: di seguito vi lasciamo la playlist completa da ascoltare su Spotify, alla quale chiunque di voi può aggiungere le rainbow songs che preferisce. D’altra parte qua non c’è spazio per i pregiudizi “di genere”!


Alessio Bilardo

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