Nonna Venezia. Interviste sulla storia di quartiere

Inizialmente sono entrato nei locali più antichi della zona, come il barbiere di via Nino Bixio, ma non ho trovato l’atmosfera di casa, non volevo un’intervista formale e focalizzata sulla storia di un negozio di proprietà o pericolosamente tacciabile di essere una spot per luoghi da visitare, volevo qualcosa di più genuino. Mi sono rimboccato le maniche e sono andato alla ricerca del nonno giusto!

Non è stato facile, poiché molti non mi hanno dato attenzione, altri mi hanno scacciato ed altri ancora mi hanno fatto rimpiangere di non avere accendini da vendere, ma alla fine qualcuno volenteroso di dare ancora un po’ di fiducia al prossimo l’ho trovato: la signora Anna e la signora Eleonora.

Le mie due nonnine non hanno voluto che io scattassi foto o che facessi i loro cognomi, tuttavia hanno accettato di prendere un caffè con me e fare due chiacchiere per il nostro portale web, così, sotto il nome di Nonna Venezia, le ho intervistate.

Per inciso, il caffè dopo le 14:00 fa venire l’agitazione e non fa dormire la notte – o almeno così mi hanno ripetuto più volte – quindi abbiamo preso due succhi di frutta all’albicocca ed una tisana.

Vorrei chiedervi, Nonna Venezia, anche se non si dovrebbe mai chiedere l’età ad una donna, quanti anni avete.

Nonna Anna: ormai alla mia età i numeri sono liberi! Io ne ho 83 – ride.

Nonna Eleonora: ma anche alla tua ragazza hai chiesto l’età al primo appuntamento? – ride anche lei, guardando la compagna con sguardo d’intesa – comunque ne ho 77!

Avete sempre vissuto nel quartiere o vi siete trasferite qui da adulte?

Nonna Anna: io son sempre stata qui, sin da bambina, ma i miei genitori sono originari di Canosa, in Puglia!

Nonna Eleonora: io mi son trasferita a Milano quando avevo 16 anni, con mio fratello maggiore, per trovare lavoro perché a Torino non mi piaceva molto stare, non mi trovavo bene con le mie sorelle. Ho vissuto prima in campagna, verso Gessate, poi son venuta a vivere qui nel quartiere e da allora non sono andata più via.

Bene, allora passiamo alle mie curiosità! Cosa ricordate del passato del quartiere? Raccontatemi qualcosa, perché io non riesco ad immaginarlo!

Nonna Anna: di sicuro posso dirti che Piazzale Oberdan era praticamente uguale ad adesso, mentre Buenos Aires è cambiata tantissimo, figurati che mia madre lo chiamava Corso Loreto, ora nessuno più lo chiama così. Ricordo che passavano tantissimi tram, molti più di ora, e non c’era tutto questo sopra e sotto di macchine. Le persone sono impazzite, sempre in giro, poi parcheggiano nelle doppie file, un tempo eravamo più ordinati, andavamo a piedi.

Nonna Eleonora: beh, da qui partivano anche tutti i collegamenti da Milano per andare a Monza ed era comodissimo, poi hanno costruito la metropolitana ed è cambiato tutto.

Nonna Anna: vedi lì dove adesso ci sono tutti quei cestini della spazzatura e quelle robe per le automobili? – indica il marciapiede – prima era pieno di alberelli e c’erano più fontane. Ora hanno tolto tante belle cose per far spazio al grigio. Siete dei ragazzi cresciuti nel grigio, non vi invidio – tira su le spalle e poi sorseggia il drink all’albicocca.

E la strada era più o meno come la vedo ora? Tram e alberi a parte, ovviamente.

Nonna Eleonora: no, per nulla! Prima dove ora vedi lo spazio per camminare, c’era a terra una specie di granella appiccicosa, tipo quella della strada dove passano le macchine, ma più grezza. D’estate si appiccicavano i piedi.

Nonna Anna: si, quella è stata una delle poche cose buone che hanno fatto. Ora si cammina bene, anche se la gente è maleducata e tira spallate e spintoni. Ai miei tempi eravamo più rispettosi degli altri e in giro c’era anche meno gente. Ora sembra sempre di non respirare.

Nonna Venezia, capisco, purtroppo si è un po’ perso il senso civico e le persone tendono a correre, a tenere lo sguardo sul cellulare. Per quel che vale, però, sappiate che fortunatamente c’è ancora del bene in giro!

Nonna Eleonora: lo sappiamo, non credere, anche i miei nipoti son dei ragazzi deliziosi – ride e poi mi mostra varie foto di famiglia, chiedendomi di “tirarle fuori” dal suo cellulare, quindi mi dilungo qualche minuto a fare complimenti sulla carriera dei figli e sulle guance cicciotte di alcuni nipoti.

Tornando alla zona, i negozi erano molto diversi da quelli che vediamo ora? A parte le insegne che immagino fossero meno luminose e colorate.

Nonna Anna: dipende dai periodi, negli anni ’80 i negozi erano molto più belli di adesso ed anche più colorati, però in generale quando ero piccola c’erano molti più negozi ed erano molto più piccoli. Edicole, barbieri e botteghe, mia madre andava sempre a Piazzale Venezia a prendere le liquirizie in Farmacia, erano davvero bei tempi e Milano sembrava più una provincia italiana, come Cesena o Parma, ora è diventata troppo per gli uffici.

I negozi avevano anche molte più tendine, quello lo ricordo di sicuro, c’erano tanti tavolini in strada coperti dal sole e queste scritte “Motta”. Ora lo spazio è quasi esclusivamente per camminare, non ci sarà più neanche l’aria tra un poco – scoppia a ridere, e con lei anche nonna Eleonora.

Nonna Eleonora: un attimo però, altrimenti sembra quasi che vogliamo fare a tutti i costi le vecchie di quelle “che si stava meglio una volta”, va detto che il quartiere ora è più tranquillo di giorno e tante strade interne verso via Tadino e quelle zone lì si sono messe in regola e sono piene di negozi. Quando io ero giovane, tolto Buenos Aires, il resto del quartiere era abbastanza cupo e losco, c’era veramente da stare attenti ad andare in giro. Era carino nelle strade principali, ma quando ti addentravi non era come adesso, non era un quartiere bello come in Brera, c’era brutta gente.

Nonna Anna: eh si, ma infatti c’erano anche tanti alberghi, forse per fare le cose loro, chi lo sa – le due annuiscono, dandoci dentro con l’albicocca, e io non mi avventuro nel fare domande sulle “cose loro”.

E aneddoti, Nonna Venezia avete qualche aneddoto da raccontare? Non so, qualcosa di divertente o strano?

Nonna Anna: tu lo sai chi era Mussolini? Ve lo hanno spiegato a scuola? – annuisco – Be’, lì a Piazzale Loreto lo hanno appeso e penso sia stata la cosa più famosa successa nel quartiere! Più di questo non ti saprei raccontare… conosco tante storie, ma sono cose mie personali di amici, fidanzati… cose di famiglia, insomma.

Nonna Eleonora: effettivamente non c’è molto da dire, abbiam detto un po’ come funzionavano le cose. Che dire – alza lo sguardo verso il soffitto, scavando nei meandri della memoria – dove ora c’è nel parco la casa dove puoi guardare le stelle (nda, il Planetario), prima si andava con i fidanzati a darsi i baci, quando anche solo quello bastava per far arrabbiare i genitori. Ecco – scoppiano a ridere ancora una volta.

Quindi, le due dolci signore si alzano in piedi e mi fanno capire di avere un po’ di cose da fare.

Le ringrazio per la gentilezza e la cortesia, pago il conto, perché offrire un drink a due nonnine è sempre un piacere, e mi avvio verso casa con due dubbi.

Il primo: la mia perenne insonnia, deriverà forse dal caffè dopo le 14:00? Devo comprare del succo d’albicocca.

Il secondo: per quale motivo non hanno mai e dico mai mosso un ciglio tutte le volte in cui le ho chiamate nel corso dell’intervista “Nonna Venezia”? Forse quelli poco moderni siamo noi, in fondo.

Andrea Boccia

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