I personaggi che hanno fatto la storia del quartiere e non solo

Porta Venezia è un quartiere in continua evoluzione, è un quartiere ricco di storia e di storie di chi ha contribuito a fare del quartiere il gioiello che è oggi. E di queste storie, i protagonisti sono veri e propri fautori della cultura e dell’arte ed è così che nasce la sezione “Personaggi Famosi” ovvero delle piccole biografie di coloro che hanno contribuito a fare di Porta Venezia uno dei quartieri più belli di Milano.

Antonio Boschi e Marieda Di Stefano (1896 – 1974 e 1901 – 1968)

Antonio e Marieda si sono conosciuti come una coppia come tante, in vacanza, quando lo stress è al minimo ed esce fuori la parte migliore di ognuno di noi. Sono stati una coppia invece fuori dal comune, se si pensa che ancora oggi nel quartiere di Porta Venezia, la loro casa è divenuta un museo di antichità, arte, ma soprattutto della loro storia d’amore. Era il 1927 quando, una volta sposati, presero possesso della casa che ancora oggi li rende famosi. Si stabilirono al secondo piano del palazzo della famiglia di lei, che dell’arte ne faceva una vera passione, passione poi trasmessa ai neonati coniugi.

Chi viveva vicino ai coniugi appassionati collezionisti d’arte, raccontava quanto fossero rumorosi, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Il martello che incessante inchiodava le opere ai muri sembrava non smettere mai di lavorare. Le opere che collezionavano erano più di 2000 ed erano sapientemente scelte a seconda del gusto della loro unione. Sceglievano opere di chi ancora non era stato acclamato dalla critica, opere che però si dimostrarono essere dei veri capolavori.

Ma alla morte di Marieda, che nel frattempo aveva fondato una scuola di ceramica, sua grande passione, ad Antonio Boschi rimaneva una collezione incompleta perché la parte che con lui aveva lavorato per ottenerla non c’era più. Così decise di regalare l’intera collezione alla città di Milano, padrona di casa degli artisti che lui aveva contribuito a rendere grandi. Ed era iniziato tutto in modo così normale, per terminare con un finale così stupefacente

 

Vico Magistretti (1920 – 2006)

Vico Magistretti è stato uno degli architetti più famosi che Milano ha avuto il piacere di avere nella sua storia. Suo padre, suo nonno e suo bisnonno furono anche loro architetti, segno che il lavoro di Vico era il lavoro di chi aveva nella mente e nelle mani, un’eredità ricchissima, fatta di progetti, disegni e realizzazioni sparse in tutto il mondo.

Nonostante avesse studiato a Milano, i suoi studi furono poi plasmati anche da un sapore più internazionale che fu una grande benedizione per il suo lavoro poiché lo portò ad avere riconoscimenti non solo in Italia. Le sue realizzazioni sono infatti anche negli Stati Uniti, in Giappone, in Svizzera e in molti altri paesi: lì, Vico Magistretti, ha lasciato non solo la sua impronta ma anche quella dello stile italiano del passato secolo.

Tuttavia non fu influenzato dallo scorrere del tempo e dal cambiamento tecnologico, anzi, lo evitava. Credeva nell’antica ispirazione proveniente dai più banali oggetti e dalle più banali azioni. Ed ecco che da queste ispirazioni che sono arrivati i suoi più grandi capolavori non solo architettonici ma anche di design: famose sono le sue sedie e i suoi lampadari che compongono le case che ha progettato e fatto costruire che sono situate in tutto il globo. Tutto questo lavorando nel suo studio di Porta Venezia, forse proprio lei la musa ispiratrice.

Dal 2010 è stata fondata la Fondazione Magistetti in via Conservatorio a Milano. È un centro in cui si può conoscere la vera arte e la vera storia di Magistretti attraverso non solo le sue opere ma anche il suo processo creativo. Vengono organizzati tour, seminari e lezioni sull’architettura del suo tempo in modo che il suo innovativo e personalissimo modo di creare non venga mai dimenticato ma trasmesso ai suoi successori: gli architetti di Milano.

Per conoscere più da vicino come ha contribuito ha rendere Porta Venezia un quartiere ancora più artisticamente interessante, fatevi un giro sulla mini guida Architetture storiche!

 

Gigina Necchi e Angelo Campiglio (1901 – 2001 e 1891 – 1984)

Gigina Necchi e Angelo Campiglio provenivano da ceti sociali diversi, avevano famiglie diverse ma avevano in comune il gusto del bello, del raffinato, del secolo in cui vivevano. Non erano avvezzi alle nuove tecnologie, al futuro che incessante avanzava e cambiava non solo le vite ma anche gli arredi delle case delle persone. No, Gigina e Angelo erano una coppia ancorata alle antiche leggi della nobiltà e volevano per loro un nido d’amore che rendesse giustizia al loro pensiero.

Ed è così che in via Mozart la loro villa prese vita grazie all’aiuto e alla maestria di Pietro Portaluppi, l’architetto più influente dell’epoca, l’unico a poter capire e realizzare il disegno di Gigina e Angelo. Furono i primi ad avere una piscina privata a Milano: nel loro essere reazionari, furono ugualmente dei visionari.

Ma le loro vite e la loro casa, non rimasero a lungo nella routine delle feste con i giovani nobili di Milano, la guerra arrivò e stravolse tutto. Entrambi i coniugi dovettero rifugiarsi altrove e la villa ospitò nuovi inquilini fino alla fine della guerra quando tornarono e con loro l’antico splendore della loro casa.

 

Mario Negri (1916 – 1987)

Mario Negri è stato un uomo che la guerra l’ha vissuta nella sua pienezza ma che è rimasto in vita per compiere il suo destino, diventare uno scultore, lasciare la sua traccia, andare oltre l’orrore e la morte di quegli anni e donare arte al genere umano. Iniziò a lavorare con la creta sin da quando era un ragazzino e dopo gli studi nelle botteghe, dopo essere tornato dalla guerra, iniziò a lavorare su commissione, dando inizio a una carriera sfolgorante.

Una volta sposato, iniziò a studiare i grandi artisti contemporanei e a plasmare la sua arte sulle loro basi e molto spesso, collaborando direttamente con loro per la creazione di opere d’arte. Ma il lavoro su commissione non lo stimolava più, così decise di sciogliersi da quel mondo e creare con le sue mani la sua arte.

Così nel 1957 ci fu l’inaugurazione della sua prima mostra, prima di tante che lo resero famoso in ambito internazionale, tanto da essere ricercatissimo e apprezzatissimo dalle più famose gallerie del mondo. Nonostante questi successi, una volta arrivata la fama, Mario Negri continuava a plasmare la materia nel suo studio in Porta Venezia, ricevendo spesso inviti che spesso declinava perché il suo intento non era che creare, fare arte e raccontare arte, divenendo così un critico tra i più celebri. La sua morte arrivò poco prima di un’esposizione che non ebbe l’artista ma solo la sua arte e in qualche modo, questo episodio, racconta in pienezza la vita dell’autore: un solitario la cui unica ossessione non era che l’arte.

Ora il suo studio, in via Stoppani 7, è visitabile da artisti e studenti che vogliono studiare e prendere ispirazione dal lavoro di Mario Negri. Un modo, insomma, per rendere il suo lavoro imperituro.

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