Premio Hystrio: un’avventura tra teatro e talento

Prima di raccontarvi qualcosa di più specifico e succoso a riguardo delle tre giornate della 27a edizione del Premio Hystrio, svoltosi il 10-11-12 giugno presso il Teatro Elfo Puccini, risponderò ad una semplice ma fondamentale domanda:

cosa è il Premio Hystrio?

Il sogno nasce nel 1989 da un’idea di Ugo Ronfani, fondatore e a lungo direttore della rivista Hystrio, il trimestrale di teatro e spettacolo più longevo e importante nel panorama teatrale italiano.
Oggi il Premio è diventato un vero e proprio Festival dedicato al talento giovanile in ambito teatrale e si svolge a Milano nel mese di giugno, con l’obiettivo di favorire, come riportato a più riprese, “un’ideale staffetta generazionale tra artisti già affermati e giovani”.

Tornando alla manifestazione di quest’anno, ci sarebbe da scrivere per ore vista l’enormità di iniziative intavolate nei tre giorni di arte e spettacolo, come le letture sceniche di “Stabat Mater” e “Una vita a Matita”, la mostra fotografica “Breakaleg. Ritratti di scena”, le audizioni di aspiranti attori ed infine le premiazioni. Noi di PVSD abbiamo provato particolare entusiasmo e coinvolgimento nel seguire l’avventura dei giovani in concorso ed è proprio per questo che abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con alcuni di essi, per curiosare all’interno del caleidoscopico mondo del talento.

Sarebbe stato un vero piacere incontrarli ed intervistarli tutti, tuttavia le vie di Porta Venezia ci hanno condotto a conoscerne quattro!

Gli attori Dalila Cozzolino e Kabir Tavani, vincitori del “Premio Hystrio alla Vocazione”. Queste le motivazioni della giuria:
«Dalila Cozzolino, cosentina dalla formazione non istituzionale convince per la solidità dei suoi strumenti interpretativi. Con sarcasmo tragicomico ha affrontato “Delitti esemplari” di Max Aub per poi trasformarsi con sensibilità riflessiva nella Viola della shakespeariana “Dodicesima notte” fino a toccare con consapevolezza tutta contemporanea le corde drammatiche dell’”Elettra” di Hofmannsthal.
Kabir Tavani, romano, neodiplomato alla Scuola dello Stabile di Genova, ha dimostrato una notevole intelligenza storico-teatrale nella scelta dei pezzi, eseguiti con personalità carismatica e matura padronanza dei mezzi. Dal toccante “Mio padre è morto a 18 anni partigiano” di Roberto Lerici all’intenso monologo dal film “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo passando per un Amleto giocato con un irrituale metateatralità.»

Gli attori Francesca Fedeli e Federico Gariglio vincitori del “Premio Hystrio Ugo Ronfani”. Queste le motivazioni della giuria:
«Riconoscimento attribuito quest’anno ex aequo a, ventitreenne campana lei, ventiduenne piemontese lui, entrambi ancora impegnati negli studi alla Scuola del Teatro Stabile di Napoli e alla Paolo Grassi di Milano.
Francesca, allo stesso tempo garbata e grintosa, diverte con “Suor Filomena” di Stefano Benni e coinvolge per sensibilità interpretativa sia come Elena ne “Le Troiane” di Euripide, sia in “Canzone e sotto o’carcere” di Raffaele Viviani.
Federico convince e stupisce per la verve stralunata e la drammaticità sottintesa, esibite in un esilarante “Ruzante” in piemontese, ma anche nei dolenti ruoli di due figli incompresi in “Paté (Debris)” di Dennis Kelly e in “Lungo viaggio verso la notte” di O’Neill.»


E ora finalmente il succo delle mie piacevolissime conversazioni con i ragazzi, sperando che la sua bevuta possa “teatrarci” tutti un po’ di più, perchè questa città, questi tempi, ne hanno davvero bisogno.

Cosa ti ha spinta a partecipare a questa edizione del Premio Hystrio? Come è nata questa avventura? Raccontacelo!

Dalila: sono una lettrice di Hystrio da tanti anni, è una lettura, un appuntamento al quale non rinuncio per la complessità di sguardi sul teatro delle sue penne. Avevo già partecipato al Premio Hystrio due anni fa arrivando in finale. Mi era piaciuta quell’esperienza. Quest’anno ho deciso di rifarlo. Ero a Palermo, lavoravo in un’opera lirica al Teatro Massimo, in una pausa controllo la mail e vedo di averne ricevuta una da “Premio Hystrio” nella quale c’era scritto che erano rimasti solo pochi giorni per candidarsi alle audizioni. Quell’ultimatum e il fatto che era l’ultimo anno per poter partecipare, per me, mi hanno spinta ad iscrivermi. Me ne sarei pentita se non lo avessi fatto, mi conosco bene! Il Premio Hystrio è una vetrina meravigliosa, la possibilità di avere un incontro con una giuria di esperti e anche l’occasione per conoscere una fauna attoriale eterogenea. Gli altri attori che partecipavano sono stati delle sorprese: siamo così diversi e veniamo tutti da percorsi e formazioni differenti.

Tu come pensi che sia posizionato attualmente il teatro nel nostro paese? come ritieni che stia evolvendo la situazione? Hai qualche dubbio da condividere o perplessità da esprimere? Siamo ansiosi di conoscere il tuo punto di vista!

Francesca: io credo, a differenza dei più, che il teatro non abbia perso la sua forza comunicativa nel ventaglio delle forme d’arte performative, e che, anzi, stia ritrovando la sua caratteristica peculiare, quella di essere una forma d’arte “spettacolare”: oggi, grazie all’ausilio di macchine sceniche e scenografie sempre più sofisticate, sono molti gli spettacoli che ci lasciano a bocca aperta e dei quali continuiamo a parlare in contesti che non siano necessariamente il foyer del teatro. Ciò non toglie che il teatro si basi principalmente sugli attori -non remo contro la mia categoria!!-, ed infatti credo che ugualmente la figura e il ruolo dell’attore stia evolvendo con l’obiettivo di superare il “teatro di parola” che per molto tempo si è affermato nel nostro Paese.
Spesso si discute di quanto sia importante o meno, per un attore, aver frequentato delle accademie; ormai sono molto diffuse forme di recitazione come il teatro di strada o il teatro d’improvvisazione, in cui talvolta c’è la tendenza ad imparare sul campo ed osservando i più esperti, senza approfondire un vero e proprio studio (Metodo Stanislavskij, etc.) Qual è il tuo parere?

Federico: io penso che una scuola di teatro possa introdurre ad un giovane attore non un solo metodo ma più di uno, almeno questo è quello che mi ha insegnato la Civica Paolo Grassi, e poi da li ognuno fare il proprio metodo. Penso sia difficile seguire una sola via. Per quanto riguarda l’attore che non ha frequentato accademie e che quindi sperimenta varie cose direttamente sul campo, penso sia molto più difficile, la tecnica è fondamentale per essere un grande attore. Questo chiaramente è il mio punto di vista sia chiaro! esistono attori che non hanno fatto scuole ma che sono molto più bravi di tanti altri accademici. Sono sicuramente molto rari.
Per te che significato assumono questo genere di Premi nel panorama nazionale del movimento teatrale?

Kabir: sono un neo diplomato dell’Accademia del Teatro Stabile di Genova e le preoccupazioni più grandi per un attore che cerca di sfondare delle porte, oltre lo studio dei personaggi, sono quelle di garantirsi la possibilità di vivere con questo lavoro, resistere allo sforzo di lottare con un sistema spesso impenetrabile. I vari premi teatrali ci vengono in aiuto tutto sommato, perché danno possibilità comunque di esibirsi davanti ad un pubblico di addetti ai lavori, pronti a cogliere i frutti del lavoro di giovani che mettono anime e cuore in questa professione.

Da quel che ho letto, tu non hai un passato radicato nella città di Milano. Che sensazioni ti ha dato il quartiere di Porta Venezia nei giorni del Premio e quali emozioni il palco del Teatro Elfo Puccini, culla di artisti come Paolo Rossi, Silvio Orlando e tanti altri?

Dalila: no, non ho un passato milanese ma spero di tornarci più spesso. Milano è una città teatralmente molto viva, attenta, curiosa perciò spero di averci un futuro o parti di futuro. Se devo essere sincera, nei due giorni vissuti praticamente nel teatro Elfo, devo fare differenza tra un “pre-premio” e un “post-premio”. Prima l’attesa, la tensione, la voce da scaldare, il corpo da sciogliere, l’elenco mentale delle azioni sceniche da fare, le sigarette, i sorrisi con gli altri attori e poi l’audizione. Il post-premio, cioè da quando hanno annunciato i vincitori -io tra quelli!-, è stato come essere ubriachi! Il quartiere di Porta Venezia l’ho attraversato con le lacrime negli occhi e le risate irrefrenabili e i salti di gioia su Corso Buenos Aires! E poi l’Elfo! Che dire! Quel palco è sorprendente! Durante le prove per la serata di premiazione con Arturo Cirillo e Monica Conti e gli altri ragazzi vincitori, guardavo il teatro vuoto, ed era così bello! La sera poi, così pieno, sembrava quasi di poterne sentire il suo respiro.

 

Tra i tanti attori che nel corso dei decenni hanno recitato al Teatro Elfo Puccini c’è qualcuno che ammiri? qualcuno che pensi potrebbe essere un modello da raggiungere ancora oggi?

Francesca: la Compagnia dell’Elfo tutta è un esempio da seguire di stile e sensibilità artistica. Il modo in cui in quarant’anni si è affermata sul territorio nazionale incidendo profondamente sull’orizzonte artistico non lascia dubbi alla mia profonda ammirazione. Il Premio Hystrio stesso, nato in seno al Teatro dell’Elfo, è un esempio reale dell’attenzione della compagnia verso le novità e tutto ciò che può arricchire il mondo del teatro. Tra i tanti premiati ho avuto il piacere di assistere a “Strategie fatali” della compagnia Musella Mazzarelli, vincitore Premio Hystrio alla drammaturgia 2016, spettacolo che mi ha dato il piacere di tornare a casa con tanti interrogativi e spunti di riflessione: credo che questa compagnia sia un punto di riferimento.

Tu hai frequentato a Milano la Civica Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi. Cosa pensi del momento che sta attraversando la città a riguardo del teatro? Hai riscontrato differenze tra la visione di quest’arte nel capoluogo lombardo e quella di altre città italiane? se si, quali?

Federico: sicuramente Milano ha parecchi teatri e parecchi spettacoli interessanti, il Piccolo, Elfo Puccini, Sala Fontana, Menotti, etc. Io ho sempre vissuto a Torino e lì, nonostante ci siano tanti teatri, la vita teatrale è meno attiva. Direi che in Italia le due città più ricche di cultura siano Roma e Milano, anche se so che a Bologna, Trieste e Modena la vita teatrale è attiva. A Milano ci sono più compagnie, maggiori teatri che producono spettacoli di vario tipo, quindi direi che per il mestiere che ho scelto di fare Milano è un ottimo luogo per vivere! È ricco di opportunità. Diciamo che per il momento sto benissimo dove vivo! Non posso sicuramente lamentarmi!

Hai qualche aneddoto, momento catartico o semplicemente sketch buffo da raccontarci dei giorni del Premio Hystrio?

Kabir: mi viene in mente quando preparando le valige pronto alla partenza per Milano, indeciso se portare o meno un vestito elegante con me, scelsi di lasciarlo nell’armadio di casa mia a Roma, disilluso rispetto all’ipotesi di vincere…ma che dico vincere…arrivare in finale. Quando arrivò il giorno della finale e decretando il vincitore la gioia fu immensa, ma terminata l’euforia del momento mi chiesi in modo del tutto romano “E MO CHE ME METTO??!!”, tornai nel b&b che insieme alla mia ragazza avevo affittato, e cominciai ad aprire tutti gli armadi e cassetti alla ricerca di qualcosa che potesse starmi bene e fortunatamente un completo blu…l’Eden.
Lo indossai. Perfetto. Beh, in sostanza il vestito che vedete nelle foto della premiazione non è il mio.

Siamo ora alla domanda di rito: il tuo Premio, ricevuto proprio in occasione dell’Hystrio, che significato credi possa avere per il tuo futuro? cosa credi che accadrà dietro la soglia del domani?

Dalila: questo premio per me, tra i più importanti e preziosi ricevuti, è prima di tutto un vademecum nel momento in cui questo mestiere ti sembra troppo difficile -e questo mestiere è difficile, è difficile perché difficili sono le occasioni, i tempi, i luoghi e le condizioni per poterlo fare-. E’ il motore per continuare a formarsi e studiare, per ricercare, esperire, incontrare tutte le possibilità e i linguaggi della scena. E’ un attestato di stima. E’ la conferma che non posso e non voglio fare nient’altro che far accadere il teatro nella mia vita.

Francesca: il Premio Hystrio è stata un’esperienza incredibile! Partecipare alle preselezioni, dopo settimane venire a sapere di averle superate, partecipare al primo giorno di semifinali, superarle, partecipare alla finalissima… è stato un mese assolutamente inaspettato e che mi ha arricchito tanto. Il motivo principale che mi ha spinto a partecipare è stato il bisogno di avere una conferma ai miei studi. Se non supero la prima fase, mi chiedevo, devo cambiare? Sto sbagliando qualcosa? Già superare la fase delle preselezioni è stata una bella conferma, ma che poi i miei sforzi per “imparare” a recitare mi abbiano portare a vincere il Premio Hystrio Ronfani, questa è stata una sorpresa! Ecco cosa è stato il Premio Hystrio per me: una conferma ai metodi che uso per esercitarmi e alle motivazioni che mi spingono a farlo, e sicuramente uno sprone a continuare così. Ho fiducia nel domani, anche grazie all’esempio dei colleghi con i quali ho il piacere di condividere il palcoscenico Federica Rosellini e Matthieu Pastore, rispettivamente Premio Hystrio alla Vocazione 2011 e 2012, che lavorano bene e nei quali riconosco un grandissimo talento e sensibilità. La giuria del Premio Hystrio alla Vocazione non sbaglia!

Federico: sicuramente il Premio Hystrio Ugo Ronfani è una conferma del fatto che non sto sbagliando tutto quanto. Ho passato i tre anni dell’accademia a chiedermi tutte le sere se avessi fatto bene ad iscrivermi, se era giusto che io facessi l’attore, se era realmente la strada giusta per me. Quindi direi si! Quantomeno è giusto che io continui a credere nel mio sogno, quello di diventare un attore!

Kabir: un grande insegnamento che ho avuto durante il periodo dell’accademia mi fu dato da un ragazzo più grande di me diplomato da quasi due anni che aveva da poco vinto un premio e mi disse: “il più grande premio che puoi vincere è lavorare in modo continuo”. Questo spero di vedere nel mio domani.

 

E’ stato bello poter scambiare queste brevi parole con Dalila, Francesca, Federico e Kabir e poterli sentire così vicini, seppur lontani, perchè è così che dovrebbe essere per noi tutti un artista. Qualcosa da poter solo sfiorare, immaginare, ma mai toccare, perchè se è vero che “siamo fatti della stessa sostanza dei sogni”, allora è giusto che ci sia ancora qualcuno a portare il fardello di incarnare l’intangibile.
Spero che la civiltà non ci privi dei nostri onironauti, perchè io ho paura di restare sveglio.


 

Andrea Boccia

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