Il ritorno dello studio Ghibli in Occidente

Lo studio Ghibli, indiscusso competitor giapponese in antitesi alla Disney per i film d’animazione, torna sul grande schermo per regalarci un’altra avventura apprezzabile soprattutto da un pubblico più adulto dal titolo “La tartaruga rossa”
Il progetto, realizzato dall’olandese Michaël Dudok de Wit (The Monk and the Fish, Father and Daughter), è stato prodotto dallo studio Ghili sotto la supervisione del grande Hayao Miyazaki e di Isao Takahata, ed effettivamente si nota l’impronta giapponese legata ad una lunga tradizione di anime.
Questo connubio tra oriente e occidente rende il lavoro finale degno di essere visto e apprezzato, e in questo senso il tema della natura di lega perfettamente a entrambi i punti di vista. Animato a mano con acquerello e carboncino, La tartaruga rossa esprime, senza l’utilizzo di dialoghi, attraverso i giochi di luce e i rumori di una natura forte e dominante sull’uomo.

Una trama per nulla scontata

Il protagonista è un uomo che, scampato a una tempesta tropicale e spiaggiato su un’isola deserta, si organizza per la sopravvivenza. Obbligato a esplorare l’isola in cerca di qualsiasi elemento che possa aiutarlo a rimettersi in mare, vive a stretto contatto con gli animali che vivono sulla stessa terra. E così, tra diverse difficoltà costruisce una zattera, anche se dopo molti tentativi falliti. Purtroppo le sue disavventure non sono finite, dato che dovrà scontrarsi con un’immensa tartaruga rossa che si intromette nel raggiungimento del suo scopo di lasciare l’isola. Questo grande animale incarna la natura stessa che non ha pietas ma non è nemmeno crudele, semplicemente non si lascia sottomettere dalla forza e dal desiderio umano.

Tematiche ricorrenti

Lo studio Ghibli ha spesso proposto film dove la potenza della natura è prorompente, così come gli animali che la abitano, inizialmente spesso in contrasto con l’uomo (Princess Mononoke, Il mio vicino Totoro). Come nella sua tradizione, anche in questo caso vediamo come forza principale, in apparente opposizione al protagonista, un animale surreale, immaginario e fantastico. Come spesso accade però, solo durante il corso della vicenda, verrà rivelata allo spettatore la vera natura della tartaruga rossa.
Insieme al protagonista dunque, anche noi aspetteremo sulla spiaggia un segnale di vita, il segno di un altro umano che possa soccorrerlo, la presenza salvatrice di un frutto o il fruscio delle foglie nella foresta incontaminata, e come lui guarderemo il mare in cerca di salvezza.
Così, tra una foresta molto simile a quella della Principessa Mononoke e l’oceano di Ponyo sulla scogliera, questa perla partorita dal connubio di artisti dotati di una creatività ancora sorprendente, lascia un segno indelebile nella tradizione dell’animazione, incantando anche i più grandi.

 

Quando e Dove

Se siete dei curiosi e intraprendenti, vi consigliamo la visione di questo lungometraggio il 27, 28, 29 marzo, uniche date delle proiezioni al cinema Arcobaleno.
Per maggiori info: http://cinenauta.it/la-tartaruga-rossa/


Chiara Parma

 

 

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