#PasseggiandoPer Via Jan

Abbiamo percorso per voi la meravigliosa e silenziosissima via Giorgio Jan. Pronti per iniziare da subito l’avventura?

Sperimentate voi stessi.

Casa – Museo Boschi Di Stefano

Non si può remare contro le proprie ossessioni, è una battaglia persa fin dal principio. Si possono solo assecondare. E magari condividere, proprio come successe ad Antonio. In fondo cosa sarebbe stato della sua vita se non avesse mai conosciuto Marieda? Con chi avrebbe iniziato a raccogliere scampoli di bellezza, squarci di visioni?

 

Antonio Boschi, classe 1896, era un giovane ingegnere di Novara, appena assunto alla Pirelli. Nel suo passato l’incarico come dirigibilista durante la Prima Guerra Mondiale e un’esperienza di due anni nel ramo ferroviario a Budapest appena laureato. Un tecnico, di quelli puri. Quando ancora, però, la cultura tecnica non metteva da parte quella artistica: aveva una grande passione per la musica, in particolare per il violino, amava l’arte.

Voleva tentare la carriera militare, come suo padre. Poi in una vacanza in val Sesia conobbe Marieda. Stesse passioni, identica prospettiva del mondo. Decisero immediatamente di sposarsi e il loro fu l’amore di una vita, vissuto e condiviso fino all’ultimo giorno. Marieda, nata a Milano nel 1901, respirava già in famiglia la passione per l’arte, il padre Francesco era un collezionista di opere soprattutto del Novecento sarfattiano. Uomo d’affari e di gusto, stava costruendo un nuovo quartiere nelle vicinanze di Corso Buenos Aires, chiamato così pochi anni prima dal sindaco, durante l’Esposizione Universale del 1906.

Case per il ceto imprenditoriale, Condomini di qualità da mettere sul mercato per la nuova borghesia meneghina che non trovava spazio dentro i bastioni occupati dalla vecchia aristocrazia che viveva di rendita di posizione.

In via Giorgio Jan, Francesco costruì anche un intero palazzo per la sua famiglia: cinque figli, cinque piani. Una casa per ogni figlio. Chiamò a progettarla Piero Portaluppi, architetto di culto in quegli anni per la Milano che conta.

Marieda e Antonio si sposarono nel 1927 e vissero tutta la vita al secondo piano di quell’edificio, elegante e un po’ eccentrico.

Attratta dalle possibilità materiche e coloristiche offerte dalla ceramica, prese lezioni nello studio dello scultore Luigi Amigoni. Era la sua ossessione, Inutile combatterla, bisognava assecondarla. Il desiderio era quello di aprire una scuola, avere una fornace, come raccontava alla figlia di Amigoni, Migno, sua grande amica fin dagli anni Trenta. Anche perché a Milano erano così rari i luoghi dove cuocere le terre. Marieda riuscì nei suoi intenti.

Al 1962 risale infatti la fondazione della Scuola di ceramica che era situata nello stesso stabile di via Jan 15 e diretta fino al 2011 da Migno Amigoni.

Come affermò lo stesso Boschi la collezione della Casa- Museo porta di diritto i nomi di entrambi i coniugi: “non è un omaggio reso alla memoria della mia compagna” – morta nel 1968 – “ma corrisponde alla realtà. Opera comune nel senso totale: in quello materiale con le implicazioni di decisioni, di applicazione, di sacrifici finanziari e conseguenti rinunce in altri campi; e in quello artistico come concordanze di gusti, di indirizzi, di scelte”.

Dal 5 febbraio 2003 in via Giorgio Jan n. 15 è aperta al pubblico la Casa-Museo Boschi Di Stefano, che espone – nei locali abitati in vita dai coniugi– una selezione di circa trecento delle oltre duemila opere della loro collezione, donata al Comune di Milano nel 1974, e che rappresenta una straordinaria testimonianza della storia dell’arte italiana del XX secolo – comprendente pitture, sculture e disegni – dal primo decennio del Novecento alla fine degli anni Sessanta.

 

Non solo lesso

Ogni tanto bisogna concedersi un pò di comfort food. E questa trattoria, con il suo arredo vintage e i suoi piatti rassicuranti, può essere un buon posto per una sosta e per assaggiare il tradizionale bollito.

Ma, come dice l’insegna, c’è dell’altro. Per esempio, agnolotti in brodo, caramelle alla piacentina, ravioli d’oca, piatto di bolliti, polpettone, arrosto di cinghiale, filetto cotoletta alla milanese. Bolliti: Vi porteranno un piattone ovale con sette/otto pezzi: testina, lingua, guancia, biancostato, muscolo, gallina, musetto, coda, cotechino eccetera. Salse e contorni: salsa verde, mostarda, piacentina, senape, rafano. E tre gelati: di senape, di salsa verde, di rafano e barbabietola. Gnocchi: zizzole (gnocchetti) al castelmagno.

Consiglio: ideale per il pranzo domenicale come alternativa al solito brunch, per 15 euro c’è un buffet di verdure e salumi e un primo a scelta con acqua e caffè. E lasciamo all’America quel che è dell’America!

 

SEMPREBIO – Alimentari con ristoro

SEMPREBIO è il nuovo nome di un’attività iniziata nel 1990 ed è insieme un proposito ed un forte impegno.
La nuova realtà passa in mani più giovani, seconda generazione dedita a quest’attività.
Al negozio si aggiunge un punto di ristoro, bar-caffetteria che integra la loro offerta di buon cibo biologico. Dal lontano 1990 SEMPREBIO si impegna per favorire la diffusione degli alimenti biologici,
contribuendo nel contempo allo sviluppo di un’agricoltura rispettosa dell’ambiente e, più in generale, ad una visione ecologica della vita.

Da allora sono passati più di vent’anni.

In questo tempo prove, difficoltà e soddisfazioni hanno nutrito e maturato la loro esperienza, che si esprime oggi non solo nel vendere ma nel farsi compartecipi di una cultura alimentare più sana non solo nel cibo ma anche nel modo di vendere-acquistare.

Nati come cooperativa mantengono questo spirito, mettendo la loro professionalità ed esperienza al servizio di chi, come loro, intende valorizzare (più che consumare) ciò che lo nutre.

SEMPREBIO offre piatti preparati con amore usando i migliori ingredienti biologici secondo quella che è la loro filosofia di sostenibilità

Nel bio-bistrot è possibile pranzare a qualsiasi ora del giorno con le specialità bio-gourmet, oltre a spremute, frullati, centrifugati freschissimi e tanto altro ancora!

Il menú cambia tutti i giorni, consultatelo sulla pagina facebook di SEMPREBIO.


Giorgia Borghi

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