Lost in Japan…..in giro per Milano!

Nel celebre libro Le città invisibili, parlando della città di Moriana Calvino scrisse: «Da una parte all’altra la città sembra continui in prospettiva moltiplicando il suo repertorio d’immagini: invece non ha spessore, consiste solo in un diritto e in un rovescio, come un foglio di carta, con una figura di qua e una di là, che non possono staccarsi né guardarsi».

Le città hanno questo straordinario potere: possono d’un tratto annullarsi e permettere all’immaginazione di essere altrove, in un altro continente, o anche a pochi chilometri di distanza. La mia immaginazione questa volta ha scelto il Giappone, un Giappone che non sta a circa 12 ore di volo da qui, ma a 5 minuti dal centro della nostra metropoli preferita. E così, proverò a raccontarvi il Giappone come se fosse il rovescio di Milano, cercando di darvi qualche dritta nel caso voleste liberare la vostra immaginazione dal dominio meneghino.

 

Nouvelle vague giapponese (1960 – 1969) – Spazio Oberdan

Viale Vittorio Veneto, 2

 

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Allo Spazio Oberdan di Milano, la Fondazione Cineteca Italiana presenta la Nouvelle Vague Giapponese, dal 1960 al 1969, una rassegna di film unici e originali.

Gli anni ’60 e la cultura cinematografica giapponese si fanno riscoprire in un evento davvero speciale.

Fino al 30 ottobre, si terrà infatti una rassegna cinematografica di quegli autori che hanno dato vita al movimento della Nuberu Bagu, termine che rimanda alla Nouvelle Vague francese, con un susseguirsi di giorni ricchi di emozioni e grandi scoperte.

I giovanissimi registi, come Shoei Imamura o Hiroshi Teshigahara, si ritrovano a condividere la volontà di de-costruire l’estetica dei film tradizionale e rinnovare i temi che fino ad allora erano stati al centro delle opere cinematografiche, con uno strenuo rifiuto dei modelli passati e la maturata conoscenza di una soggettività profonda che porta con sé nuove forme espressive.

Con 12 film in programma, tutti proiettati in versione originale e sottotitolati in italiano, si prospetta un’iniziativa ricca di cultura e di sorprese.

Un’importante data da non perdere è venerdì 21 ottobre, alle 20.30, dove si terrà, innanzitutto, la proiezione de Il volto dell’altro, un’opera speciale e di grande patos, e, successivamente, una conversazione con Francesco Leprino su La musica di Takemitsu nel cinema di Teshigahara.

Insomma, una grande occasione per toccare con mano l’arte cinematografica giapponese e un modo sconosciuto che ci può arricchire e far innamorare.

I biglietti possono essere acquistati in prevendita alla cassa di Spazio Oberdan da una settimana prima dell’evento nei giorni e negli orari di apertura della biglietteria.

 

 

 

tokyobike 

via Plinio, 49

Sito web

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Che dire…tokyobike è una vera e propria filosofia di vita, non una bici qualunque, ma un oggetto di design, progettato secondo la migliore tradizione giapponese, che fa dell’immagine e della qualità il suo punto di forza.

Vi state chiedendo cos’hanno di così particolare queste ruote made in Japan? Prima di tutto di essere state concepite per spostarsi nelle vie di Tokyo e quindi di essere agili, leggere, facili da manovrare. Il segreto? Hanno ruote più piccole del consueto: il diametro è di 25 pollici contro i 26-28 delle altre. Le linee sono essenziali i colori unici e originali studiati da hoc tipo verde bamboo, giallo mostarda o giallo zafferano. Hanno un che di retrò a vedersi, ma sono dotate di moderni cambi (fatta eccezione per un modello, il Single Speed). In media pesano dieci chili e si guidano con facilità e piacere.

I prezzi vanno dai 490 euro per il modello da donna ai 680 euro per quello “Sport”, a nove cambi. Per chi ama gli accessori, sono in vendita anche: cestino, parafanghi, campanello, sellino special.

Per dissuadere i ladri, ognuna ha il suo numero di telaio e viene venduta con uno speciale attestato di proprietà, da mostrare ogni qual volta, necessiti di manutenzione.

Cosa aspettate, fatevi un giro (naturalmente in sella a una tokyobike)!

 

 

Teiera Eclettica 

via Melzo, 30

Sito web

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Dal momento in cui si entra nel mondo del tè non è più possibile tornare indietro, specie se questo mondo si chiama Teiera Eclettica.

Un pot-pourri di profumi e sensazioni: si va da centinaia di barattoli colmi di tè tra cui scegliere ad una vasta gamma di accessori. Sugli scaffali troverete teiere e tazze classiche, provenienti da Cina e Giappone, ma anche quelle un pò più particolari, come la match, una tazza larga dove bere il tè giapponese in polvere o quelle con un manico inclinato a 45°. Imperdibili, poi, sono i fiori di tè: si tratta di foglie che, messe all’interno della tazza riempita con acqua calda, si aprono e prendono la forma di un fiore.

Come in un viaggio attraverso la cultura e i riti del tè, Teiera Eclettica saprà guidarvi nella scelta delle migliori miscele all’insegna della tradizione e dell’eleganza. Un sogno.

State sicuri che le scatole piene di bustine dei supermercati saranno bandite per sempre.

 

 

Saketeca Go

Viale Piave, 5

Sito web

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Amanti del sakè a raccolta!

Milano trabocca letteralmente di ristoranti di ispirazione nipponica, ma si contano sulla dita di una mano quelli che con il Giappone hanno una qualche attinenza reale. Nel caso della Saketeca GO siamo però un passo avanti: basta entrare nel minuscolo locale di viale Piave per fare un tuffo nell’atmosfera dell’Estremo Oriente.

Primo locale in Italia specializzato nella vendita di Nihonshu (comunemente conosciuto come Sakè), si presenta come una normalissima enoteca in cui avete passato lunghe serate a sbronzarvi con gli amici; solo che al posto del vino, negli ampi scaffali ci sono coloratissime bottiglie di sakè. Appena seduti, il personale non esiterà a portarvi una scatola di legno piena di arita-yaki, ovvero bicchierini tradizionali di ogni forma e colore, provenienti ognuno da una zona diversa del Giappone, e che andrebbero abbinati ad un specifico tipo di sakè.

La scelta è infinitamente più vasta che altrove: dal Nihon Shu al Shochu, distillato di patate, riso, canna da zucchero e orzo, fino all’Umeshu, distillato a base di ume, frutti giapponesi che ricordano una via di mezzo tra le prugne e le albicocche.

Per accompagnare i sakè, in carta ci sono diversi piattini – le cui porzione però sono modeste (a fronte di prezzi non bassissimi): quindi consiglio Saketeca Go per un aperitivo oppure per un dopocena, più che per fare una cena completa. Ottimo il carpaccio di salmone, presentato molto bene e davvero fresco, oltre che condito alla perfezione. Tutto buonissimo. In carta niente sushi o sashimi ma, tra gli altri, il pollo karaage (pollo fritto con le spezie), il katsu curry o gli involtini primavera di gamberi e basilico con salsa di gamberi e mayo.

 

 

“Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone” – Palazzo Reale 

Piazza del Duomo, 12

Sito web

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Anche se i primi contatti tra Giappone e Italia risalgono a quando Marco Polo visitò il Paese nipponico tra il 1271 e il 1288, le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono iniziate formalmente il 25 agosto 1866, con la firma del Trattato di amicizia e di commercio: nei 150 anni trascorsi da quell’evento, le relazioni tra Italia e il Paese del Sol Levante sono state costantemente amichevoli. Per celebrare la ricorrenza si avvicenderanno in molte città – per tutto il 2016 fino all’estate del 2017 – mostre d’arte, di fotografia, fumetti, architettura e design, eventi riguardanti cibo, sport, teatro, cinema, musica e letteratura, dedicati al Giappone e alla sua cultura.

A Palazzo Reale, per esempio, fino a gennaio 2017 si terrà l’esposizione “Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente”: tre grandi maestri per oltre 200 opere che raccontano il Mondo Fluttuante.

Nelle sale del palazzo milanese della cultura sono esposte oltre 200 opere degli autori Hokusai, Hiroshige e Utamaro che raccontano l’ukiyo-e, quel mondo fluttuante contrapposto all‘etica del samurai e dedita al godimento di ogni singolo momento, al piacere e al divertimento in ogni sua forma. Ciò che mette in luce la mostra, quindi, sono le peculiarità tecniche, l’abilità e l’eccentricità dei singoli artisti ma anche il mercato dell’immagine dell’epoca che richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda.

Le radici dell’ukiyo-e, il Mondo Fluttuante, è da cercarsi nel Novecento e nel periodo dell’urbanizzazione: queste opere, per lo più stampe, erano pensate per essere un’arte “di massa”, creata per tutti coloro che non potevano permettersi dipinti più costosi. Nate inizialmente come parti di libri illustrati ispirati a storie e tradizioni giapponesi, divennero poi una vera e propria forma d’arte.

Esiste quindi una linea invisibile che collega il Giappone e Milano, ma esiste soprattutto la possibilità di comprendere l’una specchiandosi nell’immagine dell’altra. Come il dritto e il rovescio di una medaglia che tenete nelle vostre mani, e che potete lanciare quando siete stanchi di ciò che vi circonda, o quando avete semplicemente voglia di viaggiare senza lasciare la vostra città.

Arigatou gozaimasu!

 


Giorgia Borghi11138143_10206430536703631_277118891863168825_n-300x300

Nata lo stesso giorno in cui nacque Macchiavelli, racconto e assaggio tutto quel che posso – specialmente se sono magnifiche meringate al limone e coppe di gelato ricoperte di cioccolato. Laureata in Lettere e Filosofia, anche se il senso della vita sfugge, approdo al mondo della cucina dopo diverse vicissitudini, coincidenze, magie. I modelli più amati sono la tartare di Fassone e la pasta fresca della nonna. Viaggiatrice seriale e adoratrice di vino, con un master in Sommelier e uno in organizzazione eventi, mi cimento nell’arte di far quadrare i cocomeri, ma non ci riesco e per questo mi dedico al progetto di Porta Venezia Social District.

Nel mio frigorifero… c’è la luce. E basta.

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